L’insostenibile leggerezza delle parole pesanti

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Ad un giornalista che gli chiese quale consiglio si sentisse di lasciare alle generazioni future, Indro Montanelli rispose: “Quando si accendono i roghi stai sempre dalla parte della strega, anche a costo di salire sul rogo con lei”.

Io non ho alcuna voglia di finire bruciato. Ma mi scottano determinate cose, che mi fanno sospettare che sul rogo ci sia finita la ragione.

Il giorno seguente al terribile attacco contro la redazione del Charlie Hebdo un giornale italiano titolava: “QUESTO E’ L’ISLAM”.

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Il titolo di cui al lato riassume di tutti i miei timori e, sinceramente, mi sembra buono a fare la felicità di soli due tipi di persone: uno è Anders Breivik, l’autore degli attentati di Oslo nel luglio 2011, il quale teorizzava nei suoi deliri uno scontro di civiltà prossimo venturo il cui terreno di battaglia sarebbe stata l’europa. L’altro invece è Bin Laden. Da qualche parte, nell’inferno in cui sperso stia arrostendo, sono sicuro che avrà trovato il tempo di ridersela.

L’errore più grosso che noi si possa fare in questo momento è credere davvero che si sia di fronte ad uno scontro di civiltà causato dalla religione islamica contro quella cristiana.

Non ho voglia di scrivere tutti i motivi per i quali l’Islam non è quello praticato dall’ISIS, Al Quaeda, o da qualunque altro tipo di fallito che decide di dar senso alla sua vita facendosi saltare in aria mentre urla “Allah Akbar”. Non avrebbe senso. So già che per ogni passaggio pacifico del Corano che mi riuscisse di postare sarei sommerso da altrettanti versetti in cui si invitano ad uccidere tutti gli infedeli. Roba tipo: “Tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia.”… Ah no scusate, mi sono confuso, questa è la Bibbia (Deuteronomio, 7:2).

La prima pagina del giornale di cui sopra ha tuttavia sollevato in me alcuni pensieri che vorrei (come al solito) riportare:

Una delle prime autobombe della storia fu fatta scoppiare a Wall Street il 16 settembre 1920. Fece 138 morti, e ferì gravemente 143 persone. Gli investigatori e gli storici sono concordi nel ritenere che l’attentato fu opera di alcuni anarchici di origine italiana, i cosiddetti “Gallenisti”, le cui tetre gesta rivolte contro il capitalismo insanguinarono gli Stati Uniti fin quasi alla vigilia della seconda guerra mondiale (Rapoport: Terrorism – critical concept in political science –).

Cioé, questi non solo venivano accolti in una nuova nazione, ma quando ci arrivavano pretendevano pure di protestare per cambiare le cose, e non riuscendoci facevano attentati? (Mi sembra di averla già sentita questa frase da qualche parte… a voi no?). Eppure non mi risulta che una tale spirale di barbarie, causata dai nostri connazionali, potesse giustificare la pubblicazione in prima pagina di un editoriale di questo tipo:
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Fa un certo effetto leggere una didascalia del genere, non è vero? Come vi fa sentire? Personalmente io, vedendola su un giornale, mi sentirei disgustato, offeso e, se fossi stato un immigrato in america negli anni ’20, impaurito. Tant’è vero che il clima di terrore che venne a crearsi a seguito di questi anni rese la gente abbastanza ottusa da condurre alla forca due noti innocenti, i noti Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (per la cronaca, il numero degli assalti contro i musulmani a seguito degli attentati di Parigi fino ad ora è di 15).

Il 31 Maggio 2009 il Dottor George Tiller, un medico statunitense che praticava e difendeva l’aborto, fu ammazzato da Scott Roeder, un terrorista appartenente a un movimento di fondamentalisti cristiani.

Il 29 Luglio 1994 un altro estremista cristiano ammazzò il Dottor John Britton e la sua guardia del corpo sparandogli a sangue freddo. L’assassino, Paul Jennings Hill, non espresse mai alcun pentimento, in quanto convinto di fare la volontà di Dio.

La lista dei misfatti compiuti da questo tipo di estremisti cristiani potrebbe andare avanti per pagine ma, per chi di voi è interessato, consiglio di guardare questo documentario il quale è abbastanza esplicativo.

Tuttavia, non credo ci siano mai stati dei dubbi riguardo al fatto che questo tipo di azioni non fossero compiute da cristiani come lo è per esempio mia nonna, bensì da persone aventi fede in una concezione distorta della dottrina di Cristo. Badate bene, non sono una persona, ma gruppi organizzati di persone, che condividono una determinata, e per noi repellente, visione della fede cristiana.

Il fatto che ormai sia considerato un avvenimento così ricorrente da non fare neppure più notizia, non deve farci dimenticare che in tutto il mondo musulmano siano ricorrenti degli attentati terroristici di matrice estremista rivolti contro le popolazioni civili locali, ovvero di “jihadisti” contro altri musulmani. Anche in questo caso si parla di guerra di Islam contro Cristiani?

Il pericolo peggiore derivante da terribili azioni come quelle accadute a Parigi, è proprio che la società, in questi attimi di paura e sgomento, finisca per essere preda di una classe di intellettuali e di politici che, nel migliore dei casi, in altre situazioni non sarebbe stata degna di accudire un asino, figuriamoci ergersi a difensori dei valori che secoli di guerre hanno scritto col sangue dei nostri antenati.

Personalmente, io credo che alzare dei muri contro il mondo musulmano, inneggiare alle crociate, non sia assolutamente la soluzione migliore, almeno che noi non sia abbia voglia di fare tutti un bel bagno di sangue così come se lo sono fatti i nostri nonni e i loro padri prima di noi.

Volete avere un esempio di un luogo in cui è in atto una guerra con forti connotazioni religiose, che vede contrapposti musulmani contro cristiani? Andate nella Repubblica Centrafricana, dove è in corso il poco pubblicizzato “nuovo Ruanda”. Se invece vi piace combattere solo a parole almeno guardatevi questo video relativo alla medesima nazione, e cercate di capire a quali estremi possono portare le parole di odio (attenzione, il documentario in questione ha dei contenuti molto pesanti).

I sociologi, e gli psicologi, hanno compiuto decine di studi che hanno dimostrato in maniera scientifica di come la suddivisione delle persone in gruppi diversi porti alla comparsa di situazione di attrito tra gli stessi. Quanto più la differenza viene rimarcata, tanto più è possibile che il conflitto diventi probabile.

(vedasi, per chi è interessato, i concetti di “etnocentrismo” di William G. Sumner, o di “sociocentrismo” di Wilson, o ancora, l’esperimento Robbers Cave di cui riporto questo interessantissimo link).

Per concludere, credo che nella gestione dei fatti che tutti noi stiamo vivendo sia necessario non tanto dar credito alla paura, l’impulso più facile a cui abbandonarsi, ma alla parte più nobile che dovrebbe contraddistinguere la nostra specie: l’intelletto.

"La regola d'oro", opera di N. Rockwell. La scritta nel quadro dice: "Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te".
“La regola d’oro”, opera di N. Rockwell. La scritta nel quadro dice: “Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”.
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