Gli inamovibili cambiamenti

A distanza di qualche giorno dalle elezioni americane, ascoltando i commenti, con un occhio a quello che mi succede intorno, dopo aver soppesato le dichiarazioni rilasciate dai politici italiani ed europei, credo che sia giusto ammettere di essermi sbagliato, fare un passo indietro, e cominciare a sentirmi più tranquillo.
E’ giusto che anche il mio paese condivida la voglia di un cambiamento radicale, sopratutto se finalizzato a portarci quanto più lontano possibile dall’ Europa, dalla sua dittatura burocratica, e da questa favola del buonismo durata fin troppo a lungo. Abbiamo davanti a noi i tristi risultati delle male assortite politiche dei nostri padri, che adesso tocca alla nostra generazione riparare. E’ venuto il momento di rimboccarci le maniche e costruire nuove politiche. Ma, sopratutto, “bisogna porsi delle mete per avere il coraggio di raggiungerle”[1] e, “bisogna volere, fortemente volere!  Solo con questa potenza di volontà potremo superare ogni ostacolo. Dobbiamo essere pronti a tutti i sacrifici”[2] e non permettere alla casta di fermarci facendo riferimento alle nostre paure. “Io amo piuttosto pensare a quello che faremo nel decennio prossimo. Del resto basta guardarsi attorno, per convincersi che il nostro consuntivo è semplicemente immenso”[3]. Questo è un tempo in cui “non è più permesso a nessuno di vivere su quello che fu fatto da altri prima di noi. Bisogna che noi creiamo”[4], altrimenti finiremo per essere schiacciati dagli ingranaggi di un mostro che noi stesso abbiamo contribuito a creare: l’Europa.
“La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a mare”[5], è venuta il momento di riprendersela, ma senza suscitare clamori o inutili paure: “vogliamo soltanto la pace per poter ricostruire il nostro paese”[6].
E’venuto, come dicevo, il tempo di attuare nuove e più coraggiose politiche, e di dare il potere a gente capace di effettuare le riforme necessarie, tenendo bene in mente che “una riforma sociale deve fare tre cose: innanzitutto abbattere i muri che separano fra loro i diversi ceti sociali, per aprire ad ognuno la strada dell’ascesa sociale; quindi creare un livello generale di vita tale da garantire un minimo di sopravvivenza anche ai più poveri; infine provvedere affinché tutti possano essere partecipi dei benefici della cultura”[7]. Vorrei al potere una classe politica dedita all’assolvimento del proprio dovere e, badate bene, “adempimento del dovere significa: non agire per sé, ma servire alla comunità”[8].
Per quanto riguarda gli immigrati “non c’è modo alcuno di patteggiare, ma solo un durissimo sì o no”[9], e nel dire il nostro no dovremmo considerare quello che sta succedendo oltre le Alpi. “La Francia, in misura sempre maggiore, integra” la sua popolazione con gli elementi “provenienti dai paesi“ islamici (…), “si va così rapidamente” islamicizzando, “che in verità si può parlare della nascita di uno stato” islamico “sul suolo europeo. Se questa mescolanza continuasse per altri trecento anni, sparirebbero gli ultimi resti” della Francia “e si formerebbe un compatto stato “islamico”-europeo che va dal Reno al “Maghreb”[10].
Del resto ce ne siamo accorti tutti: nell’attuale sistema politico “una sola preoccupazione spinge a costruire nuovi programmi o a <<riformare>> quelli che già esistono: la preoccupazione per l’esito delle prossime elezioni. Le commissioni si radunano e <<rivedono>> il vecchio programma come” un barbone in strada cambia la camicia “cioè quando è piena di pidocchi. Nel nuovo programma a ognuno è dato il suo; ma spesso ci si dimentica di una diffusa esigenza popolare. Allora in tutta fretta si inserisce nel programma ciò che ancora vi trova posto, sperando di aver soddisfatto l’esercito dei piccolo borghesi e delle rispettive mogli, e confidando nell’incrollabile stupidità degli elettori[11]”.
“La povertà e la spietata realtà” ci forzano “a decidere prontamente”[12]. E, qualora anche voi condividiate in tutto e per tutto quanto è scritto sopra, ho fiducia che qualunque cambiamento non potrà che essere per il meglio.

😦

[1] Benito Mussolini, Milano, 28 ottobre 1925.
[2] Benito Mussolini, Milano, 2 aprile 1923.
[3] Benito Mussolini, dal rapporto tenuto alle gerarchie del Regime, il 17 ottobre 1932.
[4] Benito Mussolini, Reggio Emilia, 30 ottobre 1926.
[5] Joseph Stalin, discorso al XIX Congresso del PCUS pronunciato il 14 ottobre 1952, ed. Cultura Sociale, 1953, p. 151
[6] Pol Pot, intervista rilasciato a Elizabeth Becker, 22 dicembre 1978.
[7] Adolf Hitler, così come citato da Rainer Zitelmann nel libro: “Hitler”.
[8] Adolf Hitler, Mein Kampf.
[9] Adolf Hitler, Meink Kampf.
[10] Adolf Hitler, libero riadattamento di una parte del Mein Kampf, ove l’islam sostituisce il becero riferimento alle persone di colore provenienti dai paesi coloniali.
[11] Adolf Hitler, Mein Kampf.
[12] Adolf Hitler, Mein Kampf.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...